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2026: anno di svolta per i mercati?

Oggi facciamo qualcosa di diverso dal solito: vi portiamo dentro l’Outlook 2026 ufficiale di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, cioè il documento con cui il nostro Investment Center traccia lo scenario macroeconomico e di mercato per il prossimo anno e le implicazioni operative per i portafogli. Questa è la **prima di due puntate** dedicate a questo Outlook 2026.

Partiamo dalla cornice. La chiusura dell’anno è sempre un momento di bilancio e di prospettiva. Nel 2025 è nato il nuovo Investment Center, la “centrale operativa” che mette in collegamento diretto chi gestisce e chi fa consulenza nelle reti: questo significa canali più rapidi per scambiare informazioni sui mercati, indicazioni di allocazione, scelte di portafoglio e controllo del rischio. In pratica, è come aver messo un ponte a doppia corsia fra chi studia i mercati tutto il giorno e chi parla quotidianamente con i clienti.

Nel 2025 i risultati, nel complesso, sono stati soddisfacenti. La maggior parte dei prodotti in gamma ha generato rendimenti positivi e superiori ai benchmark, cioè ai loro indici di riferimento. Questo vuol dire che, a parità di rischio, molte soluzioni Fideuram hanno fatto meglio del “voto medio” del mercato. Anche i portafogli consigliati e advisory sono stati premianti. Dietro questi numeri c’è il lavoro quotidiano di tante colleghe e colleghi: analisi, scelte, correzioni in corsa. Ed è da questa base che parte lo sguardo al 2026.

Guardando indietro, nel 2024 avevamo mantenuto un sovrappeso sulle attività rischiose, cioè una quota di azioni e asset più volatili superiore alla media, perché ritenevamo che l’economia e il mondo corporate potessero reggere tassi più alti grazie a un indebitamento relativamente contenuto. Nel 2025, invece, abbiamo dovuto reagire rapidamente a una forte discontinuità politica: il ritorno dell’amministrazione Trump e, in particolare, il cosiddetto “Liberation Day” di inizio aprile, con un’impennata dei dazi americani a livelli che non si vedevano da quasi un secolo.

Nonostante questo shock, abbiamo mantenuto l’attenzione sui fondamentali: la solidità delle imprese, il contributo della politica fiscale, il ruolo dell’intelligenza artificiale come motore di utili e di investimenti. Abbiamo incrementato l’esposizione azionaria subito dopo il Liberation Day, sfruttando l’idea che il capitalismo ha spesso “anticorpi” per assorbire gli urti politici. Per gestire la volatilità abbiamo affiancato ai prodotti più “strutturali” soluzioni con una maggiore dinamicità in caso di correzioni e consigliato già nello scorso Outlook l’uso di strumenti flessibili e attivi.

Ed eccoci alla terza considerazione, quella che guarda avanti. Nel costruire l’Outlook 2026 non abbiamo voluto fare il classico esercizio puramente previsionale – “il PIL sarà X, i tassi Y, le Borse Z” – perché sappiamo bene che la velocità con cui si muovono i mercati e il peso degli eventi politici rendono qualsiasi previsione troppo rigida. Preferiamo concentrarci sulle domande chiave che guideranno concretamente le scelte di portafoglio nel 2026: il ruolo dell’intelligenza artificiale, le opportunità di diversificazione oltre la tecnologia, la scelta tra credito e duration nella parte obbligazionaria, in un mondo in cui il “carry”, cioè il rendimento a scadenza prevedibile, torna centrale.

Il messaggio di fondo è che l’approccio ai mercati resta costruttivo: ci aspettiamo continuità del ciclo economico e crescita degli utili ancora solida, sostenuta da una politica fiscale espansiva in USA e Germania e da banche centrali che, nel complesso, mantengono condizioni finanziarie accomodanti. Ma ci aspettiamo anche una maggiore volatilità, legata sia ai tempi e ai risultati attesi dagli investimenti in intelligenza artificiale, sia all’aumento del debito utilizzato per finanziarli. Per questo suggeriamo portafogli con una quota di delega gestionale e soluzioni più flessibili, accanto alla parte “strutturale” bilanciata.

La premessa vera e propria dell’Outlook sottolinea una differenza rispetto agli anni precedenti: i temi per il 2026 sono più tecnici e analitici e c’è una maggiore intersezione tra “macro” e “micro”. Da un lato lo scenario macro rimane positivo: continuità della crescita, politica fiscale di supporto, riduzione del premio per il rischio nei Paesi emergenti. Dall’altro, però, il mercato entra più a fondo su questioni come gli investimenti e i ritorni delle mega-cap tecnologiche, gli effetti delle politiche fiscali e le scelte di politica monetaria di una Fed a nuova guida.

Questi elementi hanno implicazioni macro – per la crescita, l’inflazione, l’occupazione – ma anche micro-aziendali: gli investimenti in intelligenza artificiale, per esempio, sono rilevanti per il PIL, ma allo stesso tempo aumentano la sensibilità di quel segmento di mercato ai tassi di interesse, perché spesso vengono finanziati a debito. Per questo nel corso del 2026 potremmo dover modificare la struttura dei portafogli, allargando il raggio oltre la sola tecnologia e ribilanciando tra credito (cioè il rischio emittente delle obbligazioni) e duration (la sensibilità ai movimenti dei tassi), che oggi pende più verso la ricerca di carry.

Il primo grande capitolo del documento riguarda lo scenario macroeconomico. Nel 2025, l’economia globale è stata molto più resiliente del previsto di fronte alle scelte aggressive dell’amministrazione Trump, soprattutto sul fronte dei dazi. Dopo il Liberation Day i dazi USA hanno toccato livelli “storici”, e la successiva escalation con la Cina ha portato temporaneamente le tariffe tra le due economie su soglie inimmaginabili. Anche se poi c’è stata una fase di “pausa” e negoziati che hanno alleggerito qualche tensione, i dazi medi americani sono rimasti ben più alti di inizio anno.

Eppure, nonostante questo shock, la crescita globale è rimasta solida, rallentando solo leggermente rispetto al 2024, e perfino il commercio internazionale non è stato ridimensionato quanto si temeva. Le stime di consenso sulla crescita di USA e Cina, a partire da maggio 2025, sono state riviste al rialzo. Anche l’impatto dei dazi sull’inflazione USA, pur percepibile, è stato inferiore alle aspettative: questo ha consentito alla Fed, alla luce anche dei rischi sul mercato del lavoro, di tagliare i tassi più di quanto si pensasse a inizio anno.

Per il 2026, lo scenario Fideuram prevede un mantenimento della crescita globale sui ritmi del 2025, quindi una conferma della resilienza mostrata finora. Nelle tre aree principali – Stati Uniti, Eurozona e Cina – ci aspettiamo un’accelerazione significativa della crescita del PIL in termini sequenziali nella prima parte dell’anno, cioè trimestre dopo trimestre, dopo una temporanea debolezza nella parte finale del 2025 legata, tra le altre cose, allo shutdown delle attività federali negli USA. Se guardiamo alle medie annue, questo scatto in avanti si vede meno per Eurozona e Cina, ma sul piano dinamico è rilevante.

Sul fronte inflazione, le proiezioni sono di continuità rispetto al 2025. Negli USA l’inflazione core, cioè al netto di energia e alimentari, dovrebbe aumentare leggermente nella prima parte del 2026 e rimanere sopra il 2% obiettivo della Fed per tutto il periodo. Nell’Eurozona, invece, l’inflazione core dovrebbe restare vicino al target della BCE, con una tendenza a scendere moderatamente sotto il 2% nei prossimi trimestri. In Cina, al contrario, la dinamica dei prezzi resterà molto debole, con un’inflazione che si muove su livelli bassi ma con un lieve recupero, favorito anche da politiche di aggiustamento dell’offerta decise di recente.

Un altro pezzo fondamentale dello scenario riguarda le politiche dell’amministrazione Trump, che continueranno ad avere un impatto rilevante su mercati ed economia globale nel 2026. Parliamo in particolare di politica commerciale, fiscale e dell’immigrazione, tutte fortemente influenzate dalle elezioni di midterm di novembre. Nello scenario centrale di Fideuram si ipotizza che non ci saranno grandi cambiamenti nella politica dei dazi: i livelli resteranno sostanzialmente quelli di fine 2025 o, al massimo, verranno ridotti leggermente. La tregua con la Cina dovrebbe tenere almeno fino alle elezioni e anche i nuovi dazi settoriali minacciati – su farmaceutica e semiconduttori – dovrebbero essere rimandati.

C’è poi il tema legale: anche se la Corte Suprema dovesse dichiarare illegali alcuni dazi basati sull’IIEPA, la Casa Bianca avrebbe comunque margine per ricostruire gran parte della struttura tariffaria su basi giuridiche diverse. La rinegoziazione dell’USMCA, il trattato di libero scambio con Canada e Messico, potrebbe generare tensioni, ma anche qui l’avvicinarsi delle elezioni dovrebbe fare da freno a scelte troppo estreme. Sul fronte fiscale, invece, i rischi vanno in direzione opposta: più stimoli che restrizioni, aggiungendosi al già consistente “One Big Beautiful Bill” approvato nel luglio 2025, che ha dato uno stimolo all’economia superiore alle attese.

Il Presidente Trump ha persino ventilato l’idea di un “tariff dividend”, cioè assegni distribuiti alle famiglie finanziati con il gettito dei dazi: un’ipotesi che potrebbe sostenere ulteriormente i consumi, anche se non è inclusa nello scenario centrale Fideuram. Sul fronte della deregolamentazione, politiche più leggere possono dare ulteriore spinta. Di contro, la politica dell’immigrazione rappresenta un rischio al ribasso per la crescita: l’azzeramento quasi completo dei flussi irregolari e l’attenzione su espulsioni e uscite volontarie riducono l’offerta di lavoro, con il rischio di una crescita dell’occupazione molto anemica, come già visto nella seconda parte del 2025.

Tirando le fila sugli USA, nello scenario Fideuram la crescita nel 2026 è attesa accelerare moderatamente, con un ritmo superiore a quello previsto dal consenso. I rischi “al rialzo” vengono soprattutto dalla politica fiscale – più espansiva del previsto – mentre i rischi “al ribasso” stanno in un’eventuale frenata degli investimenti in intelligenza artificiale, che negli ultimi trimestri hanno dato un contributo molto significativo alla crescita del PIL. Il documento richiama anche i dati che mostrano quanto il comparto tecnologico abbia spinto la dinamica del prodotto americano.

Se guardiamo a Eurozona e Cina, la storia è simile: anche qui la crescita ha retto meglio delle attese allo shock dei dazi. Nel 2025 l’Eurozona e la Cina hanno mostrato una buona tenuta nella prima parte dell’anno, anche grazie alla corsa delle esportazioni verso gli USA prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe, per poi rallentare moderatamente nella seconda metà. Per il 2026 ci si aspetta una nuova accelerazione nella parte iniziale dell’anno. In Europa, un ruolo chiave lo giocherà lo stimolo fiscale tedesco, deciso dopo le elezioni di febbraio, con maggiori investimenti in infrastrutture e difesa che possono finalmente riportare la Germania alla crescita dopo tre anni di recessione e stagnazione.

Il mercato, nel frattempo, è diventato un po’ più scettico sulla forza di questa ripresa tedesca rispetto all’entusiasmo iniziale, ma Fideuram mantiene una view moderatamente più positiva del consenso. In Cina, la crescita ha resistito sia all’aumento delle tariffe sia alla crisi del settore residenziale. A sostenerla sono stati gli investimenti manifatturieri in settori a più alto valore aggiunto e un forte dinamismo delle esportazioni, nonostante il crollo delle vendite verso gli Stati Uniti. Per il 2026 queste tendenze dovrebbero proseguire, con un moderato rallentamento dell’export e una domanda interna ancora debole, ma con pressioni deflattive meno intense rispetto al passato.

Sul fronte delle banche centrali, l’Outlook ricorda che la Fed, dopo il deterioramento inatteso del mercato del lavoro nell’estate 2025, ha effettuato tre tagli dei tassi da 25 punti base nella parte finale dell’anno, anziché i due previsti a inizio 2025. Fideuram si aspetta che la Fed prosegua con i tagli anche nel 2026, in linea con le attese di mercato: un primo taglio nella riunione di marzo, ancora in risposta alle condizioni del lavoro, e un secondo a luglio o settembre, superato il picco di inflazione core legato ai dazi e insediato il successore di Powell.

C’è però un rischio nuovo: il possibile maggiore controllo politico sulla Fed, che metterebbe in discussione l’indipendenza della banca centrale. In questo senso sarà cruciale la decisione della Corte Suprema sul caso Lisa Cook. La BCE, invece, nel 2025 ha tagliato meno del previsto, fermando il tasso sui depositi al 2%. Fideuram ipotizza che il 2% resti il livello per tutto il 2026, salvo un eventuale ulteriore taglio se la crescita fosse deludente e l’inflazione sorprendentemente bassa. In Cina è prevista un’ulteriore, lieve riduzione dei tassi, mentre la BoJ dovrebbe proseguire nel percorso opposto, con un altro rialzo di 25 punti base nel 2026 dopo quello di dicembre.

Il documento contiene anche una tabella di sintesi con le stime Fideuram: per gli USA una crescita del PIL al 2,4% nel 2026, con inflazione al 3,1% e tassi Fed a fine anno intorno al 3,13%; per l’Eurozona un PIL all’1,1%, inflazione all’1,8% e tasso depo BCE al 2%; per il Giappone una crescita allo 0,8%, inflazione all’1,7% e tasso di riferimento all’1%; per la Cina un PIL al 4,7%, inflazione allo 0,7% e tasso di policy verso l’1,30%. Sono numeri che descrivono uno scenario di crescita moderata ma non recessiva, con inflazione sotto controllo e condizioni monetarie nel complesso favorevoli.

Passiamo al capitolo “Mercati finanziari” e al posizionamento attuale. L’Outlook ricorda che il senso di un documento di questo tipo non è stravolgere l’asset allocation ogni anno, ma allungare l’orizzonte, partendo dalla struttura attuale dei portafogli per immaginare come potrebbe evolvere nel 2026. Oggi la gestione mantiene un atteggiamento favorevole agli asset rischiosi: il peso delle azioni è in linea o leggermente sopra i benchmark, mentre nella parte obbligazionaria si continua a privilegiare il credito di alta qualità – investment grade e subordinazione finanziaria – rispetto ai titoli di Stato “puri”.

Perché questa scelta? Sul fronte azionario, la crescita degli utili degli ultimi trimestri è stata trainata soprattutto dal mercato americano e dal settore tecnologico. Gli USA hanno assorbito l’impatto dei dazi grazie al deprezzamento del dollaro e alla spinta fiscale, mantenendo condizioni finanziarie accomodanti e dissipando i timori di recessione che il mercato nutriva fino a fine estate. Il tema dell’intelligenza artificiale e la capacità delle big tech di aumentare gli investimenti – il famoso capex – e superare le stime di crescita dei profitti ha fatto da motore principale, ma ha anche aumentato il livello di concentrazione degli indici e aperto divergenze significative tra settori e Paesi.

Per il 2026, la continuità della crescita degli utili e un maggiore contributo da parte di settori e Paesi che finora hanno fatto meno bene giustificano un atteggiamento ancora positivo sulle azioni. Tuttavia, il forte rialzo recente, le valutazioni elevate di alcuni segmenti e un maggior scrutinio sul tema AI portano a mantenere l’investimento azionario sotto il livello massimo possibile, non al massimo della forchetta. Il peso sulla tecnologia è sostanzialmente neutrale, ma negli ultimi mesi è aumentata la diversificazione verso altri comparti: tra i difensivi il farmaceutico, e tra i più ciclici comparti come quello finanziario o società a capitalizzazione inferiore.

Dal punto di vista geografico, i portafogli sono sovrappeso sui mercati emergenti. Qui le valutazioni beneficiano della riduzione del premio per il rischio in Cina, gli utili stanno migliorando e il contesto macro rimane di supporto. L’area asiatica resta il cuore dell’esposizione, ma in molti casi le soluzioni in portafoglio estendono il raggio all’intero universo emergente, per catturare le opportunità anche fuori dall’Asia. Un grafico nel documento mostra, per esempio, le stime di crescita degli utili MSCI per area geografica, con una buona dinamica attesa per gli emergenti nel 2026.

Se questa prima parte dell’Outlook 2026 di Fideuram ti è stata utile per capire meglio lo scenario macroeconomico, le politiche americane e le prospettive per Stati Uniti, Europa e Cina, metti un like a questo video, iscriviti al canale e scrivici nei commenti quali aspetti ti hanno colpito di più o su quali vorresti un approfondimento. Nella seconda puntata continueremo il viaggio dentro l’Outlook 2026, entrando ancora di più nel dettaglio dei mercati finanziari, delle scelte di portafoglio e dei temi come tecnologia, intelligenza artificiale e Paesi emergenti.

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