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Recupero Minusvalenze: Il tesoro nascosto del 2022 in scadenza.

Nel 2022 è successa una cosa che non capitava da 50 anni. Per la prima volta dalla stagflazione degli anni ’70, azioni e obbligazioni sono scese insieme, nello stesso anno. Chi aveva un portafoglio bilanciato quello che tutti considerano prudente, ha perso tra il 12% e il 18% in dodici mesi. Ma questo probabilmente lo sai già. Quello che probabilmente non sai è che quelle perdite del 2022 valgono ancora oggi un sacco di soldi. Soldi che puoi ancora recuperare al posto di pagare decine di migliaia di euro in tasse. Ma questo solo se ti muovi. Perché per molti, la scadenza è il 31 dicembre 2026. Dopo questa data quei soldi saranno persi per sempre.

In questo articolo vedremo tre cose.

Perché il 2022 ha lasciato un tesoro fiscale silenzioso nei portafogli di milioni di italiani e perché quasi nessuno ne parla.

Come funziona esattamente il meccanismo del recupero minusvalenze, e perché la maggior parte degli investitori non riesce a usarlo.

Come chi sa usare questo strumento riesce a risparmiare decine di migliaia di euro di tasse legalmente.

Ma per capire perché questo meccanismo è così potente, dobbiamo prima vedere esattamente cosa è successo nel 2022 e cosa è rimasto nei portafogli degli italiani e nel loro cassetto fiscale senza che quasi nessuno se ne sia ancora reso conto. Il ragionamento che sento più spesso è questo. Ho perso nel 2022 ma il mercato si è ripreso. Ho recuperato tutto. Problema risolto. Ecco, questo ragionamento è profondamente sbagliato. Sembra logico. Il mercato scende, il mercato risale, sei di nuovo al punto di partenza. Ma c’è una variabile che quasi nessuno considera: le tasse.

Se hai perso €15.000 nel 2022, ed hai venduto, poi hai recuperato €15.000 nel 2023, sulla carta sei pari. Ma nel 2023, se hai venduto per prendere profitto, hai pagato il 26% sui €15.000 di guadagno cioè €3.900 di tasse. Nonostante tu abbia nel tuo cassetto fiscale €15.000 di perdite che non hai mai usato e che possono essere sfruttate per compensare le plusvalenze. Hai pareggiato in termini di rendimento. Ma hai dovuto pagare le tasse lo stesso perché nessuno ti aveva mai spiegato come funziona realmente la compensazione in Italia. E no, non è un tema banale e men che meno facile.

Detto in modo ancora più chiaro: quelle perdite del 2022 che non hai usato stavano aspettando di farti risparmiare soldi. E tu le hai lasciate lì, inutilizzate, mentre pagavi tasse che non eri obbligato a pagare. Questo meccanismo, così complesso e nascosto moltiplicato per milioni di portafogli, potrebbe portare ad un risparmio per gli Italiani beh, MOLTO importante. Prima di vedere come recuperare queste perdite dobbiamo fare un salto indietro, per capire cosa ha reso il 2022 diverso da qualsiasi altra crisi degli ultimi decenni. Gennaio 2022. I tassi di interesse sono ancora vicini allo zero. La BCE non ha ancora mosso nulla. I portafogli obbligazionari rendono poco, ma almeno sembrano stabili.

Poi arriva la guerra in Ucraina (mentre tutto il mondo sta ancora cercando di riprendersi dalla crisi del Covid 19). I prezzi dell’energia esplodono. L’inflazione in Europa supera il 10% per la prima volta in quarant’anni. E le banche centrali, che avevano aspettato troppo, si trovano costrette a fare quello che non facevano da decenni: alzare i tassi in modo aggressivo. La BCE alza i tassi dieci volte consecutive tra luglio 2022 e settembre 2023. Dal -0,5% al 4%. Un movimento di 450 punti base in quattordici mesi. Il più veloce della storia della BCE.

Quando l’inflazione e i tassi salgono, i prezzi delle obbligazioni scendono. È una legge matematica dei mercati finanziari. Un BTP decennale che rendeva l’1% nel 2021 valeva 100. Con i tassi al 4%, quello stesso BTP vale circa 75. Ha perso il 25% del suo valore nominale. Risultato: chi aveva obbligazioni a lunga scadenza in portafoglio e questo include la stragrande maggioranza dei fondi bilanciati, dei fondi pensione, dei portafogli gestiti ha visto quelle posizioni perdere tra il 15% e il 30% in un anno.

La maggior parte delle persone ha fatto due cose. Gli investitori più esperti, guidati da una strategia ragionata bene, hanno aspettato. Hanno tenuto i fondi convinti che il mercato si sarebbe ripreso e fortunatamente, non avevano torto, si è ripreso. Per questo quando investiamo cerchiamo sempre di fare una pianificazione a lungo termine, perché nel breve termine i rischi sono MOLTO alti. Il secondo gruppo di investitori invece, che non ha retto lo stress e l’emotività, ha venduto nel momento peggiore, cristallizzando le perdite.

In entrambi i casi è successa la stessa cosa: il portafoglio ha oscillato pesantemente.  Ma solo per il secondo gruppo, gli investitori che hanno venduto in preda al panico, quelle perdite sono diventate minusvalenze fiscali. E da quel momento hanno iniziato a decorrere quattro anni più quello in corso per recuperarle. E facciamo attenzione, non sto dicendo che era meglio vendere in perdita, ma che dopo tutto non sono soldi ancora persi completamente. Chi ha maturato minusvalenze nel 2022 ha tempo fino al 31 dicembre 2026. Dopo quella data scompaiono per sempre. Ma per usarle devi capire come funziona davvero il sistema fiscale sugli investimenti. Ed è qui che arriva la parte complessa.

Esiste un aspetto tecnico complicato; che ha reso la compensazione delle Minusvalenze in Italia un tema che in pochi sanno utilizzare correttamente. Prima di vedere come recuperare concretamente queste perdite, però, dobbiamo fare i conti con il fisco italiano. Lo so, la fiscalità è un tema noioso, ma ti garantisco che te lo renderò semplice e digeribile. È un passaggio assolutamente vitale: se non capisci questa singola regola, il tuo beneficio fiscale non lo recuperi. Il fisco italiano divide i guadagni finanziari in due categorie distinte. I nomi tecnici sono un po’ burocratici, ma a noi interessa la sostanza:

La prima categoria è composta dai così detti: “Redditi di Capitale”, sono i soldi che il tuo investimento ti dà in automatico, come le cedole delle obbligazioni o i dividendi delle azioni. Ma attenzione, qui c’è la trappola più grande in assoluto: il fisco italiano inserisce in questa categoria anche tutti i guadagni generati dai Fondi Comuni di Investimento e dagli ETF. Hai capito bene, anche se compri un fondo a 100 e lo vendi a 120, quel 20 di guadagno per lo Stato è un Reddito di Capitale.

La seconda Categoria, invece è composta da i: “Redditi Diversi” (Le plusvalenze da compravendita pura). Questi sono i guadagni che ottieni quando compri a un prezzo basso e vendi a un prezzo alto strumenti ben specifici, come le singole azioni (es. compri un’azione Apple a 100 e la rivendi a 150), le singole obbligazioni, o strumenti particolari come i Certificati.

Su entrambe le categorie paghi il 26% di tasse (o il 12,5% sui titoli di Stato). Sembra tutto uguale, vero? E invece no. Ecco l’assurdità del nostro sistema: le minusvalenze possono compensare solo ed esclusivamente i “Redditi Diversi”. Mai i “Redditi di Capitale”? Cosa significa questo nella vita reale? Significa che se hai perso denaro nel 2022 con un fondo della banca e hai venduto, hai generato una minusvalenza. Ma se domani compri un altro fondo (o un ETF) e guadagni, non potrai usare quella vecchia perdita per azzerare le tasse sul nuovo guadagno! Il fisco ti farà pagare il 26% di tasse sul nuovo profitto, mentre la tua vecchia perdita resterà lì nel cassetto, inutilizzata, ad aspettare di morire il 31 dicembre 2026.

Torniamo all’esempio pratico, perché guardando i numeri capiamo davvero cosa possiamo fare. Nel 2022 il mercato crolla e tu perdi €15.000 su un fondo d’investimento. Ribilanci il tuo portafoglio, vendi le azioni in perdita e ricompri appena dopo. Nel 2023 i mercati rimbalzano, quel fondo fa segnare un +€15.000 e tu decidi di vendere per incassare. Nella tua testa il calcolo è logico e lineare: ho perso 15, ho recuperato 15… sono tornato in pari! Giusto? Sbagliato.

Il fisco bussa alla tua porta e ti chiede il 26% di tasse su quel guadagno del 2023. Significa che devi pagare, in parole povere, €3.900. Tutto questo mentre nel tuo cassetto fiscale hai ancora i €15.000 di perdite dell’anno prima inutilizzati che potresti recuperare. Hai recuperato i tuoi soldi, ma hai pagato quasi 4.000 euro di tasse come se quella vecchia perdita non fosse mai esistita. Quando vendi un fondo in guadagno, la legge lo classifica come Reddito di Capitale (quindi non lo puoi compensare con le perdite passate e ci paghi le tasse subito). Ma quando vendi quello stesso identico fondo in perdita, il fisco lo butta nell’altro calderone, quello dei Redditi Diversi (le famose minusvalenze).

So che è complesso ma cerca di seguirmi. Questo è il motivo per cui, se il tuo portafoglio è fatto solo di fondi comuni o di ETF, ti trovi in difficoltà a recuperare le minusvalenze. Le cose cambiano se invece usi altri strumenti: le obbligazioni singole, i Certificati o azioni. Ma sono strumenti molto complessi che, se utilizzati male, potrebbero farti perdere molti soldi. Ma hanno un grande vantaggio, se li vendi in guadagno, generano Redditi Diversi. Se li vendi in perdita, generano Redditi Diversi. Stessa identica categoria. Questo significa che i profitti e le perdite finalmente si parlano, si scontrano e si annullano a vicenda.

Solo con questi strumenti puoi costruire una vera strategia di recupero fiscale. Fin qui abbiamo parlato di minusvalenze che capitano. Il mercato scende, vendi e accumuli minus nel tuo cassetto fiscale che puoi recuperare nei quattro anni successivi. Poi però devi trovare il modo di usarle prima che scadano. Ma esiste un approccio più sofisticato. Non aspetti che le minus capitino. Le pianifichi. Le crei deliberatamente, nella misura esatta di cui hai bisogno, nel momento in cui ti serve. È ciò che chi ha molto patrimonio finanziario fa per pagare meno tasse e poter usare il suo capitale senza quel 26% così fastidioso che ti richiede il fisco. Ed è tutto legale, si tratta semplicemente di pianificazione finanziaria e fiscale.

E lo strumento per farlo sono le obbligazioni comprate sopra la pari. Partiamo da un’obbligazione normale. Emessa a 100, cedola del 2%, scadenza tra 5 anni. Alla scadenza ti restituiscono 100. Zero guadagno, zero perdita sul capitale. Adesso immagina un’obbligazione emessa anni fa, quando i tassi erano al 4%. Paga una cedola del 4% ogni anno. Oggi i tassi sono al 2,5%. Quella cedola vale molto più del mercato attuale — quindi sul mercato secondario quella obbligazione non costa 100. Costa 115, 120. Dipende dalla scadenza. Se la compri a 115 e la porti alla scadenza, ti restituiscono 100. Hai perso 15 punti sul capitale. Quella perdita è una minusvalenza. Certa, pianificabile, calcolabile alla virgola nel momento stesso in cui fai l’acquisto.

Nel frattempo, hai incassato cedole del 4% per tutta la durata. Cedole che sono guadagni passivi — tassati al 12,5%, sì, ma li hai incassati davvero. Mettiamo i numeri su questo. Compri €100.000 nominali di obbligazione a 115. Spendi €115.000. Cedola del 4% cioè €4.000 all’anno. Scadenza tra 4 anni. In 4 anni incassi €16.000 di cedole. Alla scadenza ricevi €100.000. Hai investito €115.000, hai ricevuto €116.000 tra capitale e cedole. Ma soprattutto hai generato €15.000 di minusvalenza pianificata. Se quella minus la usi per compensare €15.000 di guadagni attivi su cui avresti pagato il 26%, stai risparmiando €3.900 di tasse solo il primo anno in cui fai questo gioco! Il rendimento reale dell’operazione include anche quei €3.900 risparmiati.

Ed è questo il modo con cui chi è ricco, vive di rendita grazie al suo patrimonio, riesce ad utilizzare i suoi soldi pagando poche o addirittura zero tasse! Immagina che ti servano €30.000 all’anno netti. Senza ottimizzazione fiscale devi prelevare €40.500, perché il 26% di tasse ti porta via €10.500. Con questa strategia di recupero minus invece, selezioni obbligazioni sopra la pari che generano esattamente €30.000 di minusvalenze nell’arco dell’anno. Contemporaneamente strutturi i prelievi su strumenti che generano guadagni attivi — certificati, obbligazioni vendute in guadagno — per un valore equivalente. Le minus compensano le plus. Risultato: prelevi €30.000 e non paghi tasse.

La differenza è €10.500 all’anno. Su 20 anni di rendita, con solo questo risparmio reinvestito, stiamo parlando di oltre €230.000 di differenza finale nel patrimonio. Non perché hai trovato rendimenti miracolosi. Solo perché hai smesso di regalare soldi al fisco che non eri obbligato a dare. Ed è per questo che affidarsi a professionisti esperti che sanno come guidarti può fare una differenza ENORME nel lungo periodo. Ma alla luce di tutto questo, cosa devi fare concretamente?

Innanzitutto, cerca di capire esattamente quante minusvalenze hai accumulato prima che scadano. E se non hai idea da dove partire, sei fortunato, sotto questo video trovi un link per prenotare un’analisi gratuita con noi! Se hai investito nel 2022 e hai venduto in perdita, o se i tuoi fondi hanno registrato perdite che hai realizzato, hai quasi certamente minus in scadenza entro il 2026. Una volta che hai capito quante minus hai, valuta attentamente la struttura del tuo portafoglio. Assicurati che ti permetta di recuperare le tue minus! E anche in questo caso se non ne sei sicuro, ti consiglio di prenotare il check gratuito con noi!

Ora, se hai capito questo meccanismo, hai anche capito una cosa importante: il valore di un buon consulente non si misura solo sui rendimenti. Si misura anche su quante tasse non ti fa pagare e sulla strategia sia fiscale che finanziaria che ti crea! La questione è che, ora che sai come funziona il recupero minusvalenze, hai ancora da capire come costruire un portafoglio obbligazionario che combini rendimento e ottimizzazione fiscale nel lungo periodo.

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