Quasi 9 miliardi di euro.
È il capitale che gli investitori italiani hanno appena destinato al nuovo titolo di Stato, il BTP Italia Sì. Quasi 281.000 persone, in pochi giorni. E molte probabilmente hanno seguito lo stesso ragionamento: “Destinare una parte del patrimonio ai BTP significa scegliere una soluzione prudente”. Ma vi siete mai chiesti cosa succede davvero al vostro capitale quando acquistate un’obbligazione? E quali rischi si creano quando una quota troppo ampia del portafoglio viene concentrata su titoli dello stesso tipo, o dello stesso emittente?
Perché un’obbligazione, anche quando è emessa da uno Stato, ha due facce. La prima è quella che viene raccontata più spesso: offre una cedola, ha una scadenza definita e, se l’emittente rimane solvibile, restituisce il capitale alla scadenza. La seconda, invece, viene spiegata molto meno. Ed è proprio quella che può creare fragilità nei portafogli di molte famiglie senza che se ne rendano conto.
In questo articolo vi mostreremo che cosa sono davvero le obbligazioni, quando possono essere utili, e qual è l’errore che molti investitori rischiano di fare proprio in questa fase di mercato. Vedremo come funzionano le obbligazioni, distinguendo tra titoli di Stato e obbligazioni societarie. Vedremo quali sono i principali rischi, dal rischio tasso al rischio emittente. E infine vedremo perché una singola obbligazione può essere uno strumento valido, mentre una concentrazione eccessiva sullo stesso debitore può trasformarsi in una vulnerabilità patrimoniale. Ma per arrivarci, partiamo dall’inizio.
Che cosa succede, concretamente, quando acquistate un’obbligazione? La risposta è semplice: state prestando capitale a qualcuno. Quel qualcuno, in cambio, si impegna a restituirvi il capitale a una data prestabilita e a riconoscervi degli interessi lungo il percorso. Quegli interessi si chiamano cedole. A questo punto la domanda diventa: a chi state prestando il vostro capitale? Qui entrano in gioco due grandi famiglie di obbligazioni. La prima è rappresentata dagli Stati. Quando lo Stato italiano ha bisogno di finanziarsi, emette obbligazioni. Una delle forme più conosciute sono i BTP. In pratica, acquistando un BTP, state prestando capitale all’Italia, e l’Italia si impegna a restituirlo alla scadenza, pagando nel frattempo una cedola. La seconda famiglia è rappresentata dalle aziende.
Anche una società, quando ha bisogno di finanziarsi, può emettere obbligazioni invece di ricorrere soltanto al credito bancario. In quel caso, acquistando l’obbligazione, state finanziando quell’azienda. Il meccanismo di base è sempre lo stesso: l’investitore presta capitale, l’emittente si impegna a pagare interessi e a rimborsare il capitale alla scadenza. Il nuovo BTP Italia Sì, per esempio, ha una durata di 5 anni, prevede il rimborso nel 2031 e offre un tasso minimo dell’1,60% più l’inflazione. Fin qui il meccanismo appare lineare.
Ma è proprio qui che bisogna fare attenzione. Perché la presenza di una cedola e di una scadenza non elimina i rischi. Li rende solo diversi da quelli delle azioni. Un’obbligazione percepita come prudente può comunque generare perdite. Il primo rischio riguarda i tassi di interesse. Quando i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni già emesse tende a scendere. Il motivo è intuitivo. Se domani vengono emessi nuovi titoli che offrono cedole più alte, i titoli già in circolazione, con cedole più basse, diventano meno interessanti. Per tornare competitivi sul mercato, il loro prezzo deve scendere. Questo non significa necessariamente che chi porta il titolo a scadenza subirà una perdita definitiva, se l’emittente rimborsa regolarmente.
Ma significa che, se avete bisogno di vendere prima della scadenza, potreste ottenere un prezzo inferiore rispetto a quello pagato. Nel 2022 il BTP a 10 anni ha perso circa il 25% del proprio valore in dodici mesi. Tradotto: su 50.000 euro investiti, il valore di mercato poteva ridursi di circa 12.500 euro. E questo è accaduto su strumenti che molti consideravano automaticamente prudenti. Il secondo rischio è ancora più sottovalutato: il rischio di concentrazione. Cosa succede se una parte troppo ampia del vostro patrimonio obbligazionario è esposta allo stesso emittente? Succede che la solidità del portafoglio dipende in modo eccessivo da un unico debitore.
E se quel debitore viene percepito dal mercato come più fragile, anche temporaneamente, le sue obbligazioni possono perdere valore. E qui arriviamo all’errore che molti investitori rischiano di fare proprio adesso. In queste settimane migliaia di risparmiatori hanno sottoscritto il nuovo BTP. Il punto non è il singolo BTP. Il punto è che molti avevano già un portafoglio ampiamente esposto a titoli di Stato italiani. Quindi, acquistando un nuovo BTP, non stanno necessariamente diversificando. Stanno aumentando l’esposizione verso lo stesso emittente: lo Stato italiano.
Pensateci.
Avere tre, quattro o cinque titoli diversi, ma tutti emessi dallo stesso Stato, non significa essere davvero diversificati. Significa distribuire il capitale su più scadenze, ma mantenere una forte esposizione allo stesso debitore. È una differenza fondamentale. E nei momenti di tensione può farsi sentire rapidamente. Nell’agosto del 2024 lo spread BTP-Bund si è mosso in pochi giorni, e i titoli italiani a 10 anni hanno perso tra il 3% e il 4% in una settimana. Su 200.000 euro concentrati interamente in BTP, parliamo di una variazione potenziale di circa 8.000 euro in sette giorni. Questo non significa che i BTP siano strumenti da evitare. Significa che la concentrazione eccessiva su un solo emittente, anche quando si tratta di uno Stato, è un rischio che va misurato con attenzione.
Attenzione però: non stiamo dicendo che le obbligazioni siano strumenti sbagliati. Al contrario. Le obbligazioni possono avere un ruolo molto importante all’interno di un portafoglio costruito con metodo. Il primo vantaggio è la prevedibilità. A differenza di un’azione, un’obbligazione consente di conoscere in anticipo la cedola, la scadenza e il valore di rimborso previsto. Questo può dare stabilità e pianificazione al portafoglio, soprattutto quando gli obiettivi dell’investitore sono chiari. Il secondo vantaggio, nel caso dei titoli di Stato italiani, è il trattamento fiscale. Le cedole dei titoli di Stato sono tassate al 12,5%, rispetto al 26% previsto per molti altri strumenti finanziari. Inoltre, i titoli di Stato sono esclusi dall’imposta di successione e, entro determinati limiti, possono avere un impatto favorevole anche sul calcolo dell’ISEE.
Il terzo vantaggio, per uno strumento come il BTP Italia Sì, è la componente di indicizzazione all’inflazione. Se i prezzi salgono, il meccanismo del titolo consente di adeguare cedole e capitale rivalutato secondo le regole previste dall’emissione, con un premio fedeltà per chi lo mantiene fino alla scadenza.
Quindi sì, le obbligazioni possono essere strumenti molto utili. Ma il punto non è: compro o non compro il BTP? Il punto è: quanto peso hanno già i BTP nel mio portafoglio? Quanto sono esposto allo stesso emittente? Quali scadenze ho? Quanto rischio tasso sto assumendo? E quanto è davvero diversificata la mia componente obbligazionaria? Un singolo BTP può essere un tassello valido. Una concentrazione eccessiva in titoli simili può invece rendere il portafoglio meno equilibrato di quanto sembri.
La scelta più consapevole non è inseguire l’ultima emissione. È guardare l’insieme del patrimonio e capire se la componente obbligazionaria è coerente con obiettivi, orizzonte temporale e profilo di rischio. Perché la vera domanda non è se le obbligazioni siano buone o cattive. La vera domanda è se sono inserite nel modo corretto all’interno della vostra strategia patrimoniale. E qui si apre un tema ancora più importante: come si costruisce una componente obbligazionaria capace di generare rendimento, contenere il rischio e non dipendere troppo da un solo Paese, una sola scadenza o un solo tipo di titolo? Ne abbiamo parlato in un video dedicato, dove vi mostriamo perché il mercato obbligazionario europeo, nel 2026, è più fragile di quanto sembri.
Se avete BTP, obbligazioni corporate o fondi obbligazionari in portafoglio e non sapete quanto siete concentrati su un singolo emittente, su una singola area geografica o su determinate scadenze, fermatevi un momento. Richiedete un’analisi gratuita del vostro portafoglio. Guarderemo insieme quanto è bilanciato, quali rischi state assumendo, quali costi state sostenendo e dove può essere migliorato.
