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Perché il Giappone Potrebbe Far Collassare l’Italia

Il 5 agosto 2024, la borsa di Tokyo ha perso il 12% in un solo giorno. Dodici per cento. È stato il crollo più violento dal 1987. Più violento del 2008, più violento del Covid. E nel giro di poche ore il panico si è propagato in Europa e negli Stati Uniti. In questo video ti mostro esattamente perché quel giorno è stato solo un assaggio di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi, e soprattutto perché l’Italia con il suo debito pubblico al 140% rischia di essere travolta.

Molti hanno liquidato il crollo di agosto come un incidente di percorso. Un evento isolato. Ma i numeri raccontano una storia diversa. In questo contenuto vedremo tre cose. Primo, perché il sistema finanziario giapponese si regge su un equilibrio talmente fragile che basta un minimo movimento per far crollare tutto. Secondo, come mille miliardi di dollari di scommesse speculative sul Giappone possono scatenare una vendita globale di titoli di stato, compresi i nostri. Terzo, perché l’Italia è uno dei paesi più esposti a questo scenario e cosa significa concretamente per i tuoi investimenti.

Ma per capire perché il Giappone può essere una bomba a orologeria per i nostri portafogli, dobbiamo prima guardare a come hanno tenuto in piedi un debito mostruoso per trent’anni. Molti ragionano così: “Il Giappone è in crisi da trent’anni. Se non è successo niente finora, perché dovrebbe succedere adesso?”

Ecco, questo ragionamento è profondamente sbagliato. Sembra logico, lo capisco. Il Giappone ha un debito pubblico sopra il 200% del PIL da oltre dieci anni e l’economia non è collassata. Anzi, sembrava che avessero trovato una formula magica per tenere tutto in piedi. Ma guardiamo cosa è cambiato. Secondo il report del Fondo Monetario Internazionale del 2024, il rischio vero per il Giappone viene dalle banche. Le banche giapponesi hanno comprato montagne di titoli di stato giapponesi a tassi bassissimi. Quando i tassi di interesse salgono, quei titoli perdono valore immediatamente.

E ad agosto 2024, per la prima volta in tre decenni, la Banca del Giappone ha alzato i tassi dallo 0% allo 0,25%. Una mossa minuscola. Praticamente impercettibile. Il 5 agosto, Tokyo ha perso il 12%. JP Morgan ha stimato che tra il 65% e il 75% dei carry trade globali sono stati chiusi in poche settimane. Tutti insieme, nello stesso momento. Quindi pensare “se non è successo finora, non succederà mai” ignora il fatto che l’equilibrio si è già rotto una volta. E quella è stata solo un’anteprima.

Ma come diavolo hanno fatto a tenere in piedi questo sistema per così tanto tempo? Il primo aspetto che dobbiamo capire è la dimensione assurda del debito giapponese e chi lo sta finanziando. Il Giappone ha un debito pubblico del 235% rispetto a quanto produce in un anno. Per darti un’idea: l’Italia è al 140%, la Grecia al 153%, gli Stati Uniti al 123%. Il Giappone deve più del doppio di quello che produce. Ma il punto davvero assurdo è questo: la Banca Centrale giapponese possiede il 46,3% di tutto il debito pubblico del paese. Quasi la metà. Praticamente il governo giapponese emette debito e la banca centrale lo compra. Tutto in casa.

Guardate il confronto con altri paesi: la Federal Reserve americana possiede il 14% dei titoli USA, la Banca Centrale Europea il 27% di quelli europei. Il Giappone? 46,3%. Cosa significa questo? Significa che il mercato dei titoli giapponesi non è più un mercato vero. È una finzione. La banca centrale compra quasi tutto e tiene i tassi di interesse praticamente a zero da trent’anni. Pensate: con un debito del 235% del PIL, i costi per pagare gli interessi sono già sopra il 4% del PIL nel 2025. Se i tassi salgono anche solo dell’1%, questi costi esplodono. E chi paga? I contribuenti giapponesi, attraverso più tasse o meno servizi pubblici.

Ma il sistema ha retto finché la Banca Centrale poteva continuare a comprare titoli e tenere i tassi a zero. Ora però sono spalle al muro. E questo ci porta al secondo problema ancora più grave. Il secondo aspetto che dobbiamo analizzare è perché la Banca del Giappone non può né alzare i tassi né tenerli a zero. Non possono alzare i tassi senza far crollare il valore dei titoli che le banche hanno in pancia. Ricordati: se i tassi salgono, i titoli che pagano poco perdono valore immediatamente. Le banche giapponesi, che hanno comprato montagne di questi titoli, vedrebbero evaporare il capitale.

Ma non possono nemmeno tenerli a zero per sempre. Perché lo yen debole fa schizzare i costi delle importazioni. Il Giappone importa quasi tutto: energia, cibo, materie prime. Quando lo yen perde valore, questi costi esplodono. Nel 2023-2024 i prezzi all’importazione sono aumentati del 15-20% più velocemente dell’inflazione interna. E per tenere l’inflazione sotto controllo, prima o poi devono alzare i tassi. Ma se alzano i tassi, fanno crollare le banche. Trappola.

Ed è qui che entra in gioco una delle strategie speculative più grandi della storia: il carry trade. Il meccanismo è semplicissimo: prendi in prestito soldi in Giappone a tasso zero, li converti in dollari, e li investi in cose che rendono molto di più, come titoli americani che rendono il 5%. Funziona alla grande finché i tassi giapponesi restano a zero e lo yen continua a perdere valore.

Guardate questi numeri: secondo stime di Bank of America e Goldman Sachs, ci sono tra i 500 miliardi e oltre 1.000 miliardi di dollari di carry trade attivo sul Giappone. Un trilione di dollari. È una cifra mostruosa. E cosa succede quando la Banca del Giappone alza i tassi anche solo di pochissimo, come ha fatto a luglio 2024? Due cose contemporaneamente: lo yen si rafforza perché i tassi più alti lo rendono più attraente, e migliaia di fondi speculativi devono chiudere le loro posizioni perché non sono più profittevoli.

E quando chiudono, vendono tutto: azioni, obbligazioni, materie prime. E ricomprano yen. Tutti insieme. Nello stesso momento. Abbiamo già visto cosa succede: il 5 agosto 2024 i mercati globali sono crollati in sincrono. Ma questo ci porta direttamente alla domanda chiave: cosa c’entra l’Italia? Il terzo aspetto cruciale è capire perché l’Italia rischia più di altri paesi quando il carry trade giapponese esplode.

Il nostro debito pubblico è al 140% del PIL. Secondo le previsioni della Commissione Europea salirà ancora nei prossimi anni, potenzialmente fino al 164% entro il 2034 in scenari di stress. Ma il problema non è solo quanto è alto. È come funziona il sistema bancario italiano in relazione a quel debito. Esattamente come in Giappone. Guardate questi dati: le banche italiane possiedono circa 400 miliardi di euro di titoli di stato italiani. Quattrocento miliardi. Praticamente il 20% del debito pubblico totale è in mano alle nostre banche. È lo stesso meccanismo del Giappone, solo in scala più piccola.

Cosa significa? Significa che se i tassi salgono troppo velocemente, o se c’è una vendita massiccia di titoli italiani, le banche italiane vedono evaporare il valore dei loro asset. E se le banche vanno in crisi, l’economia si blocca. E qui viene il punto critico: quando i fondi globali devono liquidare posizioni per coprire le perdite sul carry trade giapponese, vendono tutto, compresi i titoli italiani. Non perché l’Italia abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché hanno bisogno di liquidità subito. Guardate cosa è successo ad agosto 2024: lo spread BTP-Bund è schizzato da 130 a 150 punti base in pochi giorni. I titoli italiani a 10 anni hanno perso circa il 3-4% di valore in una settimana. E quello era solo un assaggio, perché secondo JP Morgan solo il 70% del carry trade è stato chiuso. Il restante 30% è ancora lì, in attesa.

Ora facciamo un calcolo pratico. Ogni anno l’Italia deve rinnovare circa 350-400 miliardi di euro di debito. Deve trovare costantemente qualcuno disposto a prestarci queste somme. Se gli investitori globali sono impegnati a coprire perdite sul Giappone, chi compra i nostri titoli? E soprattutto, a che prezzo? E questo ci porta all’ultimo tassello: cosa significa tutto questo per te concretamente.

Ricapitoliamo. Abbiamo visto che il Giappone si regge su un debito del 235% finanziato dalla propria banca centrale, e che questo equilibrio si è già rotto una volta ad agosto. Abbiamo visto che ci sono ancora centinaia di miliardi di dollari di carry trade in piedi, pronti a essere chiusi al prossimo movimento della Banca del Giappone. E abbiamo visto che l’Italia, con le sue banche piene di titoli di stato e un debito da rinnovare costantemente, è uno dei paesi più esposti a questo scenario.

Quindi, alla luce di tutto questo, cosa significa concretamente per i tuoi investimenti? La risposta è che devi capire quanto sei esposto all’Italia e come questo ti rende vulnerabile a uno scenario di vendita globale innescato dal Giappone. Vediamo i numeri reali. L’approccio da mettere in pratica è quello della diversificazione geografica intelligente sul debito sovrano.

Ecco come funziona. Primo, devi mappare la tua esposizione attuale all’Italia. Se hai obbligazioni nel portafoglio, quante sono italiane? Se hai fondi obbligazionari, che percentuale hanno di BTP? La regola generale: se hai più del 30-40% delle tue obbligazioni in titoli italiani, sei sovraesposto. Perché il 30-40%? Perché l’Italia rappresenta circa il 12% del PIL dell’Eurozona, ma viene percepita come più rischiosa. In uno scenario di stress, i titoli italiani perdono valore più velocemente degli altri. Ad agosto 2024, i BTP hanno perso il 3-4% mentre i Bund tedeschi sono rimasti stabili. Quasi 4 punti percentuali di differenza in una settimana.

Secondo, riequilibra verso paesi con debito più basso e banche meno esposte. Germania, Francia, Olanda hanno debiti più sostenibili e banche meno cariche di titoli di stato domestici. Aggiungi anche Svizzera e Stati Uniti per uscire completamente dalla zona euro. Su un portafoglio di 200 mila euro in obbligazioni, invece di avere 120 mila euro in BTP (60%), punta a massimo 60-80 mila euro in Italia (30-40%), e spalma il resto: 40 mila in Germania, 30 mila in Francia, 30 mila in USA, 20 mila in Svizzera.

Terzo, accorcia la duration sui titoli italiani. I titoli a lunga scadenza perdono più valore quando i tassi salgono o quando c’è panico. Se mantieni esposizione italiana, tienila su scadenze sotto i 5 anni. Meno volatilità, meno rischio. Attenzione però: questo approccio non elimina il rischio, lo diluisce. In uno scenario di vera crisi sistemica, tutti i titoli perdono valore. Ma spalmare geograficamente significa che non sei concentrato sul paese più vulnerabile. Se segui questo approccio, in uno scenario come agosto 2024, invece di perdere il 3-4% su tutto il portafoglio obbligazionario, perdi l’1-1,5%. Su 200 mila euro sono 5 mila euro risparmiati. Non sono noccioline.

Ora hai capito perché il Giappone non è un problema lontano che non ti riguarda. È una bomba innescata che può far esplodere i mercati globali, e l’Italia è uno dei paesi più esposti per colpa del suo debito alto e delle sue banche cariche di BTP.

La prossima volta che la Banca del Giappone alzerà i tassi, e lo farà perché non ha scelta, centinaia di miliardi di carry trade verranno chiusi. E quando questo succederà, i titoli italiani saranno tra i primi a essere venduti. Non perché l’Italia ha fatto qualcosa di sbagliato, ma perché è percepita come più rischiosa. La questione è che, ora che sai perché l’Italia è vulnerabile al Giappone, hai ancora da capire come costruire concretamente un portafoglio obbligazionario che non ti lasci esposto a uno scenario di vendita globale. Quindi guarda questo video dove ti mostro passo passo come scegliere le obbligazioni e gli ETF giusti per proteggere il capitale.

E ora veniamo al punto più importante. Se guardando questo video ti sei reso conto che la tua situazione attuale ti preoccupa, o semplicemente vuoi capire se stai facendo le scelte giuste per proteggere e far crescere il tuo capitale. La cosa migliore che puoi fare è non lasciare tutto al caso. Non aspettare che sia troppo tardi.

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