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Trust Revocabile: Come Proteggere i Tuoi Beni con una Gestione Flessibile e Sicura!

Oggi esploreremo un argomento di grande rilevanza per chi intende pianificare la trasmissione del proprio patrimonio: il trust revocabile e il suo regime fiscale in Italia. Un tema che, non solo abbiamo già trattato in un nostro precedente video, ma che richiede una comprensione approfondita delle normative fiscali per evitare conseguenze inattese.

Iniziamo con una panoramica. Il trust revocabile è un tema delicato nel panorama fiscale italiano. Si tratta di una struttura che può essere annullata a discrezione del disponente, il che porta a specifiche conseguenze fiscali. Se, ad esempio, Laura decide di revocare il trust che aveva istituito, i redditi prodotti dal trust verranno tassati come se fossero stati percepiti direttamente da lei.

Perché il trust sia considerato fiscalmente rilevante, è fondamentale che il trustee abbia il pieno controllo dei beni, senza interferenze del disponente. Questo significa che il disponente deve rinunciare effettivamente al possesso dei beni conferiti. Se, per esempio, Giovanni mantiene il controllo sui beni che ha inserito nel trust, questo verrà considerato fiscalmente inesistente.

La distinzione è cruciale. Un trust trasparente, a differenza di uno revocabile, è considerato un soggetto fiscale autonomo. I redditi finanziari del trust sono soggetti a imposta sostitutiva, mentre i redditi non finanziari possono essere attribuiti ai beneficiari e tassati come IRPEF. Prendiamo il caso di una famiglia che riceve dividendi da un trust: questi saranno tassati direttamente al trust se è opaco, o attribuiti ai beneficiari se è trasparente.

La documentazione è la chiave. È essenziale che l’atto costitutivo e il regolamento del trust siano redatti con attenzione, evitando clausole che possano suggerire una possibile revocabilità. Per esempio, se nel documento fondativo del trust di Francesca si trova una clausola che le permette di riprendere i beni, questo potrebbe renderlo revocabile agli occhi del fisco.

E non dimentichiamo l’importanza delle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. Le loro indicazioni sono chiare: i redditi di capitale, come dividendi e cedole, devono essere tassati in capo al disponente se il trust è revocabile. Questo significa che, se un trust di Roberto riceve dividendi esteri, l’imposta sostitutiva sarà applicata al netto delle ritenute estere, ma sarà lui a doverla versare.

In conclusione, il trust revocabile richiede una pianificazione e una consulenza fiscale attente. È uno strumento potente per la gestione del patrimonio, ma deve essere utilizzato con cognizione di causa per evitare sorprese fiscali.

Grazie per averci seguito. Un sentito ringraziamento va ad ANASF, dalla quale abbiamo tratto buona parte di questo contenuto.

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