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I BIAS Comportamentali

Nel video precedente abbiamo visto i bias più comuni che influenzano le decisioni degli investitori. Oggi voglio mostrarvi quelli più subdoli e pericolosi. Bias che dirottano le nostre scelte senza che ce ne accorgiamo e che consciamente non riusciamo a controllare. Sono spesso proprio questi i bias che fanno perdere migliaia di euro, portando a vendere nei momenti sbagliati o a fare scelte completamente contro i propri interessi. In questo video capiremo perché il vostro cervello categorizza i soldi in modo irrazionale portandovi a rischiare quando non dovreste.

Vi mostrerò perché non fare nulla è spesso la decisione più costosa che possiate prendere. E scoprirete perché tenere un investimento in perdita aspettando il recupero non è pazienza, è una trappola mentale. Ma c’è una cosa che accomuna tutti e tre questi meccanismi. Ed è che anche nelle peggiori situazioni ti fanno compiere errori che sembrano esattamente la cosa giusta da fare.

Quello che vedremo oggi sono i meccanismi che abbiamo visto all’opera nei portafogli di investitori per anni. Persone convinte di stare facendo le cose per bene. Il problema non è solo non conoscere questi meccanismi mentali, ma è capire come raggirarli!. Oggi chiunque può accedere a grafici, analisi, previsioni, report economici. Le informazioni non mancano. Il problema è che queste decisioni non sembrano sbagliate mentre le state prendendo. Vi sembrano logiche, razionali, basate su ragionamenti concreti. Ma in realtà sono guidate da meccanismi automatici che il cervello attiva prima ancora che possiate accorgervene.

Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, ha dimostrato una cosa sola: la mente umana non è costruita per ragionare in modo oggettivo quando si parla di soldi. Il primo meccanismo si chiama Mental Accounting, tradotto: contabilità mentale. Documentato da Richard Thaler, Premio Nobel per l’Economia 2017. Il vostro cervello divide i soldi in categorie separate, come cassetti diversi, e li gestisce in modo completamente diverso anche quando la cifra è esattamente la stessa. Lascia che vi faccia un esempio concreto. Un investitore ha 50.000€ in borsa.

I suoi investimenti quell’anno vanno bene e il portafoglio sale a 60.000€, con 10.000€ di guadagno. Quei 10.000€ vengono mentalmente categorizzati come “soldi derivanti dagli investimenti”, trattati con meno cautela, come se non fossero del tutto reali. Il rischio che tu li perda è molto più alto, poiché sono percepiti come soldi in più, rispetto a quelli che già avevi prima! E il meccanismo funziona anche al contrario. Chi riceve un’eredità mette quei soldi nel cassetto “soldi sacri”, intoccabili, fermi sul conto per anni. In numeri concreti: 100.000€ fermi per 10 anni con inflazione al 3% valgono realmente 74.000€ alla fine del periodo. Avete perso 26.000€ senza fare una singola operazione sbagliata, convinti di essere stati prudenti.

Il mercato non sa da dove vengono i vostri soldi. Un euro va gestito con lo stesso criterio, qualunque sia la sua origine. Ma esiste un secondo bias che colpisce precisamente quando non si decide nulla. E il suo costo è altrettanto reale, solo molto più difficile da vedere. Il secondo meccanismo si chiama Status Quo Bias, bias dell’inerzia, documentato da Samuelson e Zeckhauser nel 1988. Di fronte a una scelta, gli esseri umani tendono a non scegliere nulla, non perché la situazione attuale sia migliore, ma perché cambiare richiede uno sforzo mentale che il cervello evita.

Negli investimenti questo è costoso. Non fare nulla non è una posizione neutrale: è una scelta attiva con conseguenze precise. Un investitore ha 200.000€ sul conto. Ogni volta che si presenta il momento di investire, il cervello trova una ragione per rimandare. “Aspetto che passi l’incertezza.” “Aspetto che i tassi scendano.” Il momento perfetto non arriva mai. Nel frattempo, con inflazione al 2,5%, quei 200.000€ perdono 5.000€ di potere d’acquisto ogni anno. Dopo 10 anni valgono realmente 156.000€. E i dati confermano qualcosa di ancora più preciso. Secondo J.P. Morgan Asset Management, un investitore rimasto fuori dai mercati solo nei 10 giorni migliori tra il 2003 e il 2023 avrebbe ottenuto un rendimento dimezzato rispetto a chi era rimasto investito continuamente.

Ma c’è un terzo meccanismo, il più insidioso, che colpisce proprio quando siete convinti di dimostrare pazienza e disciplina. Il terzo meccanismo si chiama Sunk Cost Fallacy, fallacia del costo irrecuperabile, documentato da Arkes e Blumer nel 1985. Gli esseri umani continuano a tenere qualcosa che non funziona solo perché ci hanno già investito, perché smettere significherebbe ammettere che quello già perso è definitivamente perso. Nella finanza questo produce una frase che abbiamo sentito centinaia di volte. “Ho comprato a 20€, ora vale 12€, non vendo finché non torna a 20€.” Sembra pazienza, ma spesso è un meccanismo che ti porta a perdere un sacco di soldi!

Il mercato non sa a quanto avete comprato, non vi deve nessun recupero. In numeri concreti: avete 100.000€ in un fondo che ha perso il 30%. Il portafoglio vale 70.000€. Le scelte che avete davanti sono due! Scelta A: vendete e reinvestite in uno strumento diversificato al 7% annuo. Dopo 5 anni avete 98.000€. Scelta B: aspettate il recupero. Dopo 5 anni, se recupera, avete 100.000€. Se ci pensate, è esattamente il punto di partenza di 5 anni prima. 5 anni persi per tornare dove eravate.

Tre meccanismi diversi. Tre modi in cui il cervello vi convince di fare la cosa giusta mentre fate esattamente quella sbagliata. La contabilità mentale vi fa rischiare troppo su alcuni soldi e non abbastanza su altri. Il bias dell’inerzia erode ogni mese il valore reale di quello che avete, in modo silenzioso. La fallacia del costo irrecuperabile blocca il vostro capitale in qualcosa che non funziona. La cosa che accomuna tutti e tre: non li riconoscerete mentre li state vivendo. Li riconoscerete dopo. E dopo, in finanza, è quasi sempre tardi. L’unica difesa reale è avere un metodo scritto prima che il mercato si muova, costruito quando ragionate a mente fredda.

Chi costruisce patrimonio nel tempo non ragiona in modo differente! Ha un piano che decide per lui nei momenti in cui il cervello vorrebbe cambiare piani a causa dei bias! La questione è che ora conoscete i bias più subdoli che agiscono sui vostri investimenti. Ma sapere come si chiamano non basta a proteggervi, perché questi meccanismi non chiedono il vostro permesso per influenzarvi! Riconoscere questi meccanismi in sé stessi non è semplice. Se dobbiamo dirla tutta, non basta leggerli in un libro o vederli spiegati in un video. Ci vogliono anni di esperienza con i mercati, e anche allora, anche i professionisti più preparati ne subiscono l’influenza. Ecco perché il consiglio più concreto che possiamo darvi è questo:

Affidarvi a qualcuno che li conosce, che li ha già visti all’opera centinaia di volte, e che può aiutarvi a prendere decisioni lucide nei momenti in cui il vostro cervello vorrebbe fare esattamente la cosa sbagliata. Un consulente non serve a scegliere cosa infilare nel portafoglio… Serve a evitare che decidiate di pancia quando i mercati scendono, che aspettiate all’infinito prima di investire, o che teniate per anni qualcosa che non funziona solo perché non volete guardare in faccia una perdita. Quelle decisioni, prese nel momento sbagliato, valgono decine di migliaia di euro.

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