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ITALIA in GUERRA: cosa succede ai nostri INVESTIMENTI?

Negli anni si è assistito a eventi geopolitici che hanno generato volatilità e incertezza, così come a momenti di crisi dei mercati legati a un deterioramento del contesto economico e di quello finanziario.

Ci sono delle componenti psicologiche che possono rendere gli investitori più vulnerabili all’emotività, in base anche alle peculiarità di ogni singolo evento. È, per tali ragioni, che bisogna analizzare la situazione in prospettiva e ricordarsi che cosa è successo nel passato.

Con la nostra competenza e disponibilità ci poniamo al fianco del cliente per accompagnarlo in questa analisi. La recente invasione dell’Ucraina fa riemergere queste considerazioni e impone delle riflessioni.

I conflitti non sembrano spaventare più di tanto i mercati finanziari che, nel corso del tempo, hanno dimostrato una forte resilienza. L’analisi di LPL Financial mostra come questi ultimi, anche se con tempi e modalità diverse, si siano sempre scrollati di dosso i conflitti geopolitici passati. 
Non dimentichiamo, però, che non tutti i conflitti avvengono in contesti simili.

Nell’analisi dei comportamenti è sempre importante prestare attenzione a non generalizzare. Se si guarda, ad esempio, alla Seconda guerra mondiale, si può vedere come già agli inizi del 1938 le azioni USA si stavano riprendendo da un mercato al ribasso che era iniziato a marzo 1937, a causa di una serie di decisioni di politica monetaria, e l’economia americana mostrava segni di miglioramento dopo una recessione.

La ripresa si concluse con l’invasione e successiva annessione da parte della Germania del Sudetenland, la “Terra dei Sudeti”, termine con cui si indicano i territori germanofoni ai bordi settentrionali, meridionali e orientali dell’attuale Repubblica Ceca, nell’ ottobre 1938, che rendeva chiarissime le ambizioni di Hitler per l’Europa. Ciononostante, anche con l’estensione del conflitto a livello mondiale, nel 1942 il mercato iniziò a salire.

Negli anni si è poi assistito a una serie di conflitti che si sono verificatisi in momenti diversi sia di mercato sia di contesto economico. “La guerra americana in Corea all’inizio degli anni ‘50 e la crisi di ottobre, nota come la “Crisi dei missili a Cuba del 1962, concretizzatasi con lo stallo durato 13 giorni tra USA ed Unione Sovietica, si sono verificate in contesti di mercato toro, rialzista.

Il mercato al rialzo degli anni ‘90 ha racchiuso la prima guerra del Golfo e il conflitto dei Balcani, guerre civili in Georgia e Afghanistan e la prima guerra cecena. Il mercato al rialzo del 2003-2007 annovera, tra gli altri, il conflitto sempre in corso tra Iraq e Afghanistan e quello tra Israele ed Hezbollah”.

Se analizziamo, adesso, l’andamento del mercato americano durante la Seconda guerra mondiale, le cose non sono andate tanto diversamente…. 

Le relazioni tra crisi geopolitiche e mercati azionari non sono quindi così semplici e lineari e l’aiuto di un consulente finanziario con cui confrontarsi è importante, anche per capire come posizionare i propri investimenti.

La regola fondamentale è solo una: gestire la paura!!!L’esperienza passata insegna come guerre, disastri naturali, conflitti economici e instabilità politica possono influenzare la propensione all’investimento. Lo si è visto anche con lo scoppio della pandemia. L’avversione alle perdite, che alcuni esperti di scienze comportamentali stimano come un dolore psicologico oltre due volte più intenso del piacere al guadagno, rende più difficile l’investimento per non volersi separare dai propri risparmi.

Una ricerca di Schroders mostra come il mancato investimento nel mercato azionario negli ultimi 30 anni potrebbe aver avuto delle conseguenze inauspicate. Risulta infatti che, ponderando i dati per l’inflazione:

* $1.000 nascosti sotto il materasso all’inizio del 1989 varrebbero oggi $232 a causa degli effetti dell’inflazione (la decrescita annua e, quindi, la perdita del potere di acquisto si attesta ad un -5,1%). Diversamente

* $1,000 investiti nell’indice MSCI World, che misura i mercati azionari globali, all’inizio del 1989, con il reinvestimento totale dei proventi, oggi varrebbero $1.983, con una crescita annua del 2,5%.

Sostanzialmente, stiamo parlando di un differenziale di oltre 1.700 dollari.
Se ne deduce che, un’altra importante variabile da tenere sempre presente nelle decisioni di investimento è l’orizzonte temporale, perché la storia mostra che i mercati riescono sempre a superare i momenti di crisi.

Mantenere sempre una visione strategica: questa è un’altra regola d’oro!

È necessario, quindi, ricordarsi che è importante collocare lo scoppio di un evento, anche drammatico, all’interno del contesto economico in cui si sviluppa.

Concentrarsi sulle reazioni di breve delle asset class, può avere una valenza tattica, ma che deve prescindere dall’allocazione strategica del portafoglio. Il confronto con il consulente finanziario in questi momenti complessi aiuta a tenere la barra diritta e a trovare le modalità migliori per poter affrontare il momento.

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