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La Blockchain, questa sconosciuta..

Sentiamo sempre più parlare di blockchain, ma non si tratta di qualcosa di completamente nuovo.

La prima blockchain fu introdotta, nel 2008, a opera di Satoshi Nakamoto (pseudonimo di un autore la cui identità è tuttora sconosciuta) e implementata l’anno seguente, con l’obiettivo di fungere da “libro mastro” (un registro di tutte le transazioni) della nascente valuta digitale Bitcoin.

C’è poi chi ne fa risalire le origini a un’idea già del 1991, quando venne introdotta una soluzione per la marcatura temporale dei documenti digitali, per fare in modo che non potessero essere retrodatati o alterati. Da allora, lo sviluppo e l’utilizzo della blockchain è continuato e ha coinvolto sempre più ambiti di applicazione.

Per citare una curiosità in merito, nell’aprile del 2019, durante la Mostra internazionale dell’artigianato, è stato presentato il primo manufatto artigianale Made in Italy in cui sono stati tracciati interamente i passaggi produttivi tramite tecnologia blockchain.

Quando abbiamo parlato delle criptovalute, è stato introdotto il concetto di blockchain. Abbiamo detto che la blockchain è una sorta di “libro mastro” che conserva, immodificabilmente, la storia delle transazioni. Si tratta, se dovessimo tradurre il termine in italiano, di una “catena di blocchi”, cioè un libro che può memorizzare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. I partecipanti al sistema vengono definiti ‘nodi’ e sono connessi tra di loro in maniera distribuita.

La nascita risale alla necessità di un sistema efficiente, economico, affidabile e sicuro per la conduzione e la registrazione delle transazioni finanziarie. Il Bitcoin, il più conosciuto esponente di questa tecnologia, è in realtà costruito sulle fondamenta della blockchain. IBM invita a pensare alla blockchain come a un sistema operativo, come Microsoft Windows o MacOS, e Bitcoin come una delle tante applicazioni che possono essere eseguite su quel sistema operativo, che funge, appunto, da libro mastro condiviso. Ma, attenzione: la blockchain fornisce i mezzi per registrare e archiviare le transazioni dei Bitcoin, ma la blockchain ha molti altri usi oltre a Bitcoin. Il Bitcoin è solo il primo caso, chiamiamolo il pioniere, dell’utilizzo della blockchain.

Vediamo adesso, quali sono le caratteristiche della blockchain:* Permette la trasformazione dei dati in digitale* Le informazioni vengono distribuiti tra più nodi per garantirne la sicurezza* I trasferimenti sono tracciabili e si può risalire alla loro provenienza* Non necessita alcuna intermediazione* È trasparente, perché il contenuto del registro è visibile a tutti* I dati scritti nel registro sono immutabili* I trasferimenti sono programmabili.

Sono sicuro che vi starete domandando qual è l’utilizzo della blockchain. Essa ha un grande potenziale per trasformare i modelli operativi aziendali nel lungo periodo. La blockchain è più una tecnologia di base, con la potenzialità di poter creare nuove tecnologie e nuove basi per l’economia globale e i sistemi sociali, piuttosto che una tecnologia distruttiva che attacca il tradizionale modello di business.

Il suo utilizzo permette di portare significativi miglioramenti alle catene di fornitura globali, alle transazioni finanziarie, ai beni contabili e ai social network. Questa nuova tecnologia può essere integrata in diverse aree e i suoi protocolli facilitano alle aziende l’uso di nuovi metodi per processare e gestire le transazioni digitali.

Quindi, nel concreto, a cosa serve? Facciamo alcuni esempi che riguardano diversi ambiti in cui l’utilizzo della blockchain avviene o sarà possibile nel futuro.

1. Servizi finanziari – nel settore bancario, nell’attività di stock trading e degli hedge funds, nel crowdfunding, nei mercati delle criptovalute, nella redazione e registrazione dei testamenti e nelle eredità, nella contabilità, nei prestiti e nel credito, negli affidamenti bancari, nelle assicurazioni, nella beneficenza. Nella contabilità diventa un nuovo modo di archiviare le informazioni e tenerle trasparenti, ma criptate, e accessibili solo a chi ha le chiavi private.

2. Viaggi e mobilità – nel settore automobilistico, nella vendita e nel leasing di auto, nel ride-hailing (cioè un servizio vettura più autista, che arriva nel momento nel quale ne abbiamo bisogno), nel trasporto pubblico, nell’autotrasporto, nei viaggi aerei, nel settore spaziale e della difesa, nel settore dell’accoglienza. Per esempio, per seguire le merci nel mondo e tracciare così i container, come nell’accordo IBM- Maersk, la più grande compagnia di spedizione di container del mondo.

3. Infrastrutture ed energia – nell’IOT, nella stampa 3D, nelle costruzioni, nell’architettura, nell’edilizia, nell’immobiliare, nella gestione energetica, nella gestione dei rifiuti, nel settore del petrolio e del gas.

4. Assistenza sanitaria – nello scambio di informazioni sanitarie, nella distribuzione e monitoraggio dei vaccini, nella genomica, nella gestione dei sinistri, nel settore farmaceutico, nella ricerca e nella sperimentazione clinica.

5. Pubblica amministrazione – governo e documenti pubblici, nelle votazioni, nel tracciamento delle armi, nelle forze dell’ordine, nell’assistenza pubblica, nelle poste, per memorizzare nella blockchain l’impronta digitale di un documento o di un certificato.

6. Commercio al dettaglio e beni di consumo – nella vendita al dettaglio, nell’e-commerce, nel settore del cibo e delle bevande, nella cannabis (ma solo quella legale), nelle carte regalo e nei programmi fedeltà.

7. Agricoltura e risorse naturali – nei raccolti e nell’agricoltura, nella zootecnica, nella pesca, nel disboscamento e nel legname, nell’attività mineraria, per garantire la tracciabilità dei cibi. Da Walmart a Carrefour, molte catene della grande distribuzione hanno scelto di puntare sulla blockchain per garantire una rapida tracciabilità degli alimenti. Sapere da dove arriva il cibo e quali percorsi fa prima di finire sugli scaffali di un supermercato è utile tanto ai commercianti quanto ai clienti.

8. Informazione e comunicazione – nelle telecomunicazioni, nelle APP per messaggi, nell’editoria, nell’educazione, all’università, nelle biblioteche, e pubblicazioni.

9. Intrattenimento – nella musica e nell’intrattenimento, nel video streaming, nel gaming, nei contenuti dei social media, nello sport management, nel gioco d’azzardo, nell’arte, nella fotografia. Per gli asset di gioco nel gaming, in particolare quelle che vengono chiamate “skin” ovvero le caratteristiche che rappresentano l’identità del giocatore o oggetti come armi, spade, poteri speciali.

10. Tecnologia per le imprese – nel cloud computing e storage, nell’identità internet e DNS, nella pubblicità internet, nelle risorse umane, del business e corporate governance, nelle previsioni.

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