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Le Cripto Valute

Le criptovalute sono tra le novità più dirompenti nell’ambito finanziario che abbiamo conosciuto in questi anni. Per la prima volta, si è assistito alla nascita di una divisa virtuale che non viene, né emessa, né controllata da una banca centrale, bensì creata attraverso un sistema di codici ed è il prodotto di un processo tecnologico, la blockchain.

Blockchain e Criptovalute…. Partiamo con un po’ di definizioni!

Secondo la definizione di Banca d’Italia, è una rappresentazione digitale di valore ed è utilizzata come mezzo di scambio o detenuta a scopo di investimento, che può essere archiviata e negoziata elettronicamente. Alcuni esempi sono Bitcoin, LiteCoin, Ripple, Etherum e centinaia di altre ancora.

Create da soggetti privati che operano sul web, le valute virtuali non devono essere confuse con i tradizionali strumenti di pagamento elettronici, come le carte di debito, le carte di credito, i bonifici bancari, le carte prepagate e gli altri strumenti di moneta elettronica. Le valute virtuali differiscono dalle piattaforme elettroniche che sono finalizzate esclusivamente a favorire transazioni assimilabili a forme di baratto.

Esse non rappresentano, in forma digitale, le comuni valute a corso legale, come l’euro, il dollaro e le atre valute internazionali e non sono emesse o garantite da una banca centrale o da un’autorità pubblica e generalmente non sono regolamentate.

Le valute virtuali non hanno corso legale e pertanto non devono per legge essere obbligatoriamente accettate per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie, ma possono essere utilizzate per acquistare beni o servizi solo se il venditore è disponibile ad accettarle.

Ma, da dove deriva il termine?
Il termine deriva dall’unione di due parole: cripto e valuta, ovvero una valuta “nascosta”, nel senso che “è visibile ed utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico.

Non esiste in forma fisica, ma si genera, viene trasferita, conservata o negoziata elettronicamente. Ciò fa sì che non esista una versione cartacea.

Essa può essere scambiata in modalità elettronica tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari, per acquistare beni e servizi, alla stregua di una moneta a corso legale a tutti gli effetti, come citato dalla CONSOB.

La criptovaluta, inoltre, può essere di tre tipologie: “chiusa” “unidirezionale” o “bidirezionale”

* Chiusa – è una moneta virtuale “pura” che non ha interazioni con l’economia reale; non è previsto il suo acquisto o la sua la conversione in denaro reale e può, dunque, essere acquisita unicamente per l’acquisto di beni virtuali o servizi offerti all’interno di una comunità virtuale (in genere quelle dei Multi-Media On-line Game).

* Unidirezionale – è una moneta virtuale che può essere acquistata anche con denaro reale a un tasso di cambio fissato per essere utilizzata per acquistare beni o servizi virtuali o reali, ma che non può però essere convertita nuovamente in moneta reale (per esempio gli Amazon Coin).

* Bidirezionale – è una moneta virtuale pienamente convertibile che le persone possono acquistare o vendere secondo tassi di cambio ufficiali con le valute reali e che possono essere utilizzate per acquistare beni e servizi reali o virtuali (per esempio i Linden dollar ed i ben noti Bitcoin).

Approfondiamo adesso quali sono le caratteristiche principali della criptovaluta.

Gli elementi costitutivi di una cripto valuta li possiamo racchiudere in tre gruppi:

– un insieme di regole (detto “protocollo”), cioè un codice informatico che specifica il modo in cui i partecipanti possono effettuare le transazioni;

– una sorta di “libro mastro” (distributed ledger o blockchain) che conserva immodificabilmente la storia delle transazioni;

– una rete decentralizzata di partecipanti che aggiornano, conservano e consultano la distributed ledger delle transazioni, secondo le regole del protocollo.Angelo, spiegaci che cosa è un distributed ledger o blockchain.

Questa tecnologia, il cui esempio più noto è rappresentato dalla blockchain, permette la gestione delle transazioni basato sul ledger, il così detto libro mastro, e sulla regola del consenso. È uno strumento utilizzato per registrare la proprietà, che si tratti di denaro o di altre attività (immobiliari, finanziarie e così via).

La blockchain è un insieme di blocchi fra loro concatenati: ogni blocco è identificato da un codice, contiene le informazioni di una serie di transazioni, e contiene il codice del blocco precedente, così che sia possibile ripercorrere la catena all’indietro, fino al blocco originale. Tutti i nodi della rete memorizzano tutti i blocchi e quindi tutta la blockchain.

La criptovaluta è digitale e virtuale. Chiunque può creare una valuta digitale; quindi, in qualsiasi momento ci possono essere centinaia o persino migliaia di criptovalute in circolazione. Per creare e distribuire le criptovalute si può ricorrere alla cosiddetta “initial coin offering” (ICO). Le prime ICO furono proprio lanciate per raccogliere fondi per nuove criptovalute, mentre in seguito la finalità principale è diventata quella di finanziare direttamente delle idee imprenditoriali.

Con tale termine si identifica un meccanismo finalizzato alla raccolta di fondi necessari a finanziare un progetto imprenditoriale, in maniera simile alle “Initial Public Offering” (IPO) e all’equity crowdfunding. A differenza di questi ultimi, l’ICO implica l’emissione dei noti coin o token digitali in luogo di strumenti finanziari tradizionali come le azioni.

I token vengono offerti agli investitori che li acquistano contro cash (USD, EUR…) oppure, più spesso, criptovalute (principalmente Bitcoin e Etherum). La creazione, l’emissione ed il trasferimento di token avvengono per mezzo della tecnologia “distributed ledger”.

Vi starete domandando… che differenza c’è tra valuta digitale e criptovaluta?Esiste la valuta digitale della Banca Centrale (CBDC), o Central Bank Digital Currency, e rappresenta il formato digitale di una valuta di una particolare nazione. A differenza delle criptovalute, è emessa e regolamentata dall’autorità monetaria competente del paese. 

Poi c’è il mondo delle criptovalute. Alcuni esempi tipici sono il Bitcoin, LiteCoin, Ripple, Ethereum, Cardano, Tron, ma la lista è molto più lunga e in aumento.La più nota è il Bitcoin, una moneta virtuale creata nel 2009 creata da uno o più hacker con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Diversamente dalle altre valute il Bitcoin non ha dietro una banca centrale che distribuisce nuova moneta ma si basa fondamentalmente su due principi: un network di nodi, cioè di PC, che la gestiscono in modalità distribuita peer-to-peer e l’uso di una forte crittografia per validare e rendere sicure le transazioni.

Altra domanda che si sta formando nei vostri pensieri… Come si usa?

Per poter acquistare, ad esempio un Bitcoin, è necessario aprire un portafoglio, un conto virtuale, dopodiché occorre collegarsi ai numerosi siti che offrono la valuta virtuale in cambio di denaro; il pagamento avviene attraverso un bonifico o a mezzo delle carte di credito anche ricaricabili. I Bitcoin possono essere scambiati o spesi (ad oggi sono accettati da numerose attività commerciali sia virtuali che fisiche… poco in Italia). In generale, però, va detto che, per i pagamenti, le criptovalute sono usate pochissimo.

Sembra tutto bello, ma cosa dicono le autorità in merito alle cripto valute?

* L’Unione Europea approva con riserva. La Direttiva UE 2018/843 del Parlamento Europeo ha riconosciuto ufficialmente le criptovalute, stabilendo però che tutti i provider di servizi di portafoglio digitale dovranno applicare controlli sistematici sulla propria clientela per porre fine al regime di anonimato associato alle valute virtuali.

* Jerome Powell (della Federal Reserve Americana) vede vantaggi a lungo termine, ma anche rischi. Il presidente della Fed, pur parlando di opportunità a lungo termine con riferimento ai Bitcoin, in particolare per quanto riguarda l’innovazione di un sistema di pagamento più veloce, più efficiente e più sicuro, mette in guardia gli investitori dai possibili rischi derivanti dalla mancanza di un valore intrinseco delle criptovalute.

Il governo cinese ha proibito alle banche di usare Bitcoin per i loro scambi, per prevenire i rischi di riciclaggio di denaro e difendere la stabilità finanziaria. Nessuna restrizione invece per gli scambi tra privati. La Cina è il primo mercato del Bitcoin con il 35% di tutti i traffici mondiali. Dallo scorso ottobre il motore di ricerca baidu.com ha deciso di accettare la moneta virtuale come metodo di pagamento per vari servizi di sicurezza online.

Prima di salutarci, facciamo assieme delle riflessioni.
L’interesse degli investitori verso le criptovalute è in aumento. Le motivazioni posso essere diverse, e non tocca a noi entrare nel merito, ma si può genericamente affermare che c’è una tendenza, tra gli investitori, nel cercare asset decorrelati dal resto del mercato, indipendenti dalle politiche delle banche centrali e che generino un rendimento.

Ciò che va comunque sottolineato è che, per citare la segretaria del Tesoro americano, Janet Yellen, il Bitcoin è estremamente inefficiente come strumento per eseguire transazioni e, allo stesso tempo, si tratta di un’attività altamente speculativa. Per tale ragione e considerate le oscillazioni delle cripto valute sui mercati, per il momento diventa complicato pensare al Bitcoin (per esempio) come strumento, sia per le transazioni, quanto per gli investimenti, senza tener conto dell’attività di speculazione che lo connota. Inoltre, il comportamento delle criptovalute non ha mostrato la decorrelazione dagli altri asset di mercato.

L’incremento della correlazione dei prezzi dei cripto-asset con le azioni finanziarie rischiose tradizionali durante gli avvenimenti di stress di mercato mette in dubbio la loro utilità per la diversificazione del portafoglio. Sono queste le parole utilizzate dai ricercatori della Banca centrale europea in un articolo comparso nello scorso maggio ed è complesso attribuirgli un valore.

In qualità di consulenti, il nostro consiglio è di ponderare con attenzione la decisione di investire in criptovalute e di farlo ponderando l’aumento del profilo di rischio del portafoglio in cui si decide di inserire l’investimento. Si tratta di un mondo in evoluzione e, per tale ragione, merita di essere osservato e le cui caratteristiche devono essere indagate a fondo.

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