Skip to content Skip to footer

La Previdenza – Puntata 1

Il sistema previdenziale italiano ha le proprie radici nella storia dell’Unità d’Italia.

Nel 1898 viene istituita quella che sarà il precursore dell’INPS (l’attuale Istituto Nazionale di Previdenza Sociale), la “Cassa Nazionale di Previdenza per l’Invalidità e la Vecchiaia degli Operai”, ereditata dalla legislazione piemontese in materia di pensioni per i dipendenti civili e militari dello Stato, cui era possibile aderire su base volontaria.

I cambiamenti più importanti avvenuti nel corso degli anni, sono i seguenti:

1933 – la Cassa nazionale, che viene ridenominata INPS, subisce numerosi cambiamenti a sostegno del lavoro dipendente, tra cui l’obbligatorietà d’adesione, l’introduzione dell’indennità di licenziamento, della reversibilità per i superstiti e degli assegni familiari.

Lo scoppio della crisi a fine anni ’80 porta a un riordino del sistema previdenziale e, nel 1992, si delinea quello che è la struttura attuale, ovvero: la previdenza obbligatoria, quella complementare e quella integrativa individuale.

1995 – la riforma Dini segna il passaggio, anche se non completo, ad un sistema a ripartizione di tipo contributivo, dove le pensioni sono calcolate sulla base delle somme versate nel corso della vita lavorativa.1997 – la prima riforma Prodi innalzò ancora i requisiti dei contributi maturati per avere accesso alla pensione, ed eliminò le baby pensioni.

2004 – la riforma Maroni aprì il sistema pensionistico alla previdenza complementare ed integrativa, introducendo un innalzamento dell’età anagrafica per poter uscire dal mondo del lavoro.

2011 – la riforma Fornero sancisce il passaggio definitivo al sistema di calcolo contributivo ed innalza l’età pensionabile per le pensioni di vecchiaia ed introduce la pensione anticipata.

2019 – in via sperimentale per il triennio 2019-2021, viene stabilità la possibilità di conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni (la meglio conosciuta quota 100).

Perché è importante conoscere come funziona il sistema pensionistico?

Perché è fondamentale per la pianificazione finanziaria, che tenga in considerazione quale tenore di vita si voglia mantenere una volta usciti dalla vita lavorativa.

Diventa quindi indispensabile conoscere quali sono gli strumenti a disposizione e quali passi sia necessario compiere per raggiungere gli obiettivi prefissati.

In questo percorso è opportuno avvalersi del sostegno di un consulente che possa aiutare a individuare le soluzioni più idonee. 

Attualmente il sistema pensionistico è strutturato in tre comparti:

Quello obbligatorio, detto anche primo pilastro: è gestito dall’INPS.

Il calcolo delle prestazioni viene eseguito sulla base dei contributi effettivamente versati nell’arco della vita moltiplicato per un determinato coefficiente di trasformazione.

Utilizza il sistema a ripartizione, cioè i contributi ricevuti in un determinato anno sono utilizzati per erogare le prestazioni pensionistiche ricevute da coloro che ne hanno diritto nell’arco medesimo anno. 

Quello complementare su base collettiva, detto anche secondo pilastro, ha lo scopo di integrare la previdenza di base obbligatoria.

La previdenza complementare è basata su un sistema di forme pensionistiche incaricate di raccogliere il risparmio previdenziale mediante il quale, al termine della vita lavorativa, si potrà beneficiare di una pensione integrativa.

Si attua attraverso l’adesione ai fondi pensione basati su accordi di categoria e quindi collettivi.
Gli strumenti previdenziali sono bassati sul sistema a capitalizzazione, cioè i contributi versati dai lavoratori sono destinati ad erogare le prestazioni maturate dagli stessi lavoratori e non da altri soggetti, come accade nel sistema a ripartizione. Ed infine, troviamo quello complementare su base individuale, detto anche terzo pilastro, è una forma di risparmio individuale, facoltativo.

È basata sul sistema a capitalizzazione.
Quali sono gli strumenti a disposizione?

Approfondiamo il Primo pilastro

Alla fine dell’attività lavorativa e, in ogni caso, una volta soddisfatti i requisiti del caso, i contributi versati periodicamente, rivalutati, concorrono alla formazione della pensione.

Si tratta di una forma di” risparmio forzoso”.

Sono attualmente in vigore tre sistemi:

1. Retributivo – si applica alle anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 2011 dai lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

2. Misto – si applica ai lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e a decorrere dal 1° gennaio 2012 anche ai lavoratori con un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995.

3. Contributivo – si applica ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 1° gennaio 1996 e per i lavoratori che conseguono la liquidazione della pensione con il calcolo contributivo.

Lascia un commento

×