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Caparra confirmatoria: quali consigli per il venditore

Oggi parleremo di caparra confirmatoria, e più specificamente, nel caso in cui essa venga versata tramite un assegno bancario, che non viene poi incassato entro i termini di presentazione.

Il 7 luglio di quest’anno, la Corte di Cassazione ha preso in esame una controversia nella quale, a fronte di un preliminare inadempiuto ed una caparra non incassata nei termini, il venditore aveva chiesto ed ottenuto un’ingiunzione di pagamento.

L’acquirente ha così proposto opposizione all’ingiunzione sul presupposto della natura della caparra, che si realizza solo alla consegna della somma di denaro.

Per la Corte di Cassazione, il mancato tempestivo incasso dell’assegno e, soprattutto, la mancata prova dell’esistenza della provvista, può avere ad oggetto solo denaro o altre cose fungibili. L’utilizzo dell’assegno ha infatti senso solo nei termini propri dello strumento di pagamento, come mezzo facilitativo della consegna del denaro.

Per riassumere, la Corte afferma che spetta al venditore l’onere di porre all’incasso l’assegno entro il termine di presentazione, altrimenti la riscossione è soltanto a lui imputabile, poiché diversamente si violerebbe la natura della caparra che presuppone la consegna immediata del denaro.

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