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Patrimoniali ed Inasprimenti Fiscali – Puntata #1

Oggi affrontiamo, con questa prima puntata, il tema delle Patrimoniali ed inasprimenti fiscali in Italia. Ce ne saranno altre….

La crisi finanziaria ha riportato al centro del dibattito l’imposta patrimoniale. Le proposte riecheggiano, in parte, progetti presentati e attuati in passato per una forma di prelievo che ha avuto in Italia un’applicazione discontinua, ma non per questo priva di interesse.

Sono chiacchiere da bar o sono una realtà imminente? O sono due facce della stessa medaglia?

Innanzitutto, prima di capire gli ambiti di applicazione, è giusto fare un piccolo viaggio a ritroso nel tempo per approfondire se il tema delle patrimoniali è attuale o se invece, i precedenti governi l’hanno già percorso.

Franklin Templeton ricordava spesso che “in questo mondo non vi è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse” e questo, i governanti lo sanno bene.

La prima importante patrimoniale applicata in Italia risale al 1920 con il Governo Nitti che ha tassato il patrimonio netto delle persone fisiche.

La proposta Meda (presentata nel marzo 1919, ma predisposta già dal 1916) prevedeva, nell’ambito di una riforma generale del sistema tributario, un’imposta proporzionale dell’uno per mille sui patrimoni personali superiori a 10mila lire (circa altrettanti euro odierni).

Lo scopo era differenziare i redditi anche per l’imposta personale progressiva, che il progetto mirava a introdurre; differenziazione che già operava per l’imposta reale, la “ricchezza mobile”, grazie alle maggiori aliquote applicate ai redditi di capitale.

Dopo solo 16 anni, il Governo Mussolini interviene sugli immobili posseduti dalle persone fisiche e sul capitale delle società

Furono infatti istituiti, come “leve sul capitale”, altri prelievi, straordinari e parziali, volti a fronteggiare gli oneri della guerra etiopica e degli altri impegni bellici di quegli anni: nel 1936 si colpirono gli immobili (3,5%) a copertura di un prestito forzoso di durata venticinquennale; nel 1937 il capitale delle società per azioni (10%); nel 1938 il capitale delle aziende in forma non azionaria (7,5%). Il gettito delle ultime due si esaurì già negli anni di guerra, mentre quello dell’imposta immobiliare si protrasse fino al suo riscatto, avvenuto nel 1951-52.

Il 1940 fu l’anno di avvio della prima patrimoniale ordinaria italiana. Lo scopo era diverso da quello dei tributi appena descritti e riprendeva nella sostanza l’obiettivo della riforma Meda: garantire la discriminazione fra redditi anche a fronte dell’imposizione personale progressiva, nel frattempo introdotta.

Il tributo colpiva i beni, come risultanti da dichiarazione, di persone fisiche, società, associazioni e ogni altro ente, purché di valore superiore a 10mila lire (8mila euro odierni).

Nel 1950 il Governo De Gasperi applica la patrimoniale sul patrimonio delle persone fisiche e sul capitale delle società su tre livelli:

1. il principale colpiva i patrimoni netti delle sole persone fisiche;

2. in sede di convalida, era stato introdotto un secondo prelievo su società ed enti commerciali;

3. vi era, infine, un’imposta patrimoniale straordinaria del 4% sui valori definitivamente accertati ai fini dell’imposta patrimoniale ordinaria.

In tempi più recenti, Cesare Cosciani, forse il maggior esperto italiano di questo tipo d’imposta – descrisse un prelievo reale e ad aliquota moderata che, dopo vari ritocchi e modifiche, introdusse l’INVIM – l’imposta sull’incremento di valore degli immobili – applicandola, dal 1973 al 1992, a scaglioni e prendendo come base il valore di riferimento degli stessi. La differenziazione qualitativa veniva rimessa a un prelievo locale sui redditi, l’ILOR.

Nel 1992 il Governo Amato introduce l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili, con aliquote dal 4 al 7 per mille all’anno, modificata nel 2007 dal Governo Prodi ed abolita definitivamente dal Governo Berlusconi.

Sempre nel 1992 e sempre il Governo Amato ha introdotto tre imposte straordinarie:

• un prelievo forzoso nella notte tra il 10 e 11 luglio del 6 per mille su tutti i depositi bancari, postali, conti correnti, depositi a risparmio e a termine, certificati di deposito, libretti e buoni fruttiferi da chiunque detenuti (inclusi gli stranieri) escludendo i buoni fruttiferi postali ed i libretti di risparmio di previdenza. Di fatto non ha colpito il risparmio gestito;

• su beni di lusso come imbarcazioni, velivoli, automobili di elevata cilindrata e riserve di caccia e pesca;

• sul patrimonio netto delle ditte individuali, delle società ed enti commerciali e non, con un’aliquota di imposta pari al 7,5 per mille, poi sostituita nel 1998 dall’IRAP.

Dal 2012, e tutt’ora applicabile, il Governo Berlusconi introduce l’IMU, l’Imposta Municipale Unica, con aliquote dallo 0,46% al 1,06% all’anno ad eccezione della prima casa di abitazione, salvo che non si trattino di abitazioni signorili, ville o castelli.

Ci siamo domandati qual è la situazione in Europa, ed abbiamo scoperto che i nostri “fratelli europei” non sono tanto diversi da noi.
Per esempio:

• in Francia esistono 3 tipi di imposte:

o L’Imposta sulla fortuna immobiliare (IFI) aliquote dallo 0% all’1,50%

o L’Imposta d’abitazione che è stata abolita recentemente;

o L’Imposta fondiaria il cui canone di locazione subisce le medesime aliquote dei redditi da lavoro.

• In Germania, invece, ne troviamo due i cui nomi sono impronunciabili, per me che non conosco il tedesco e, quindi, ve le spiego semplicemente:

o Un’imposta dell’1,00% all’anno calcolata su tutto il patrimonio (finanziario, immobiliare ed altri beni mobili) detenuto dalle persone fisiche;

o Un’altra imposta con aliquota dallo 0,26% all’1,00% annuale aumentabile dalle amministrazioni locali fino a ¾ del valore.

• In Spagna questa è la situazione

o L’Imposta patrimoniale 2020 introdotta con aliquote dallo 0,20% al 2,50% ed è applicata al patrimonio netto complessivo delle persone fisiche e finalizzata alla riduzione del deficit statale;

o L’IBI – Imposta sui Beni Immobili – con aliquote variabili, dallo 0,40% all’1,30%, in funzione del bene colpito.

• E in Inghilterra esiste

o L’Imposta Comunale sui Beni Immobili applicata con aliquote variabili, dall’1,20% al 3,50%, a seconda dell’appartenenza ad una delle 8 classi e della regione in cui si trova l’immobile.

In Italia, questa pressione fiscale è tra le più alte ma, contemporaneamente, è tra le più basse sul patrimonio ed in particolare sulla ricchezza netta e i capitali oggetto di eredità, nonostante che i patrimoni detenuti dalle persone fisiche sia tra i più elevati.

Ma non è finita qui! Se analizziamo la tipologia del gettito delle imposte patrimoniali “nascoste” si arriva a calcolare un valore superiore ai 45 miliardi di euro.

Cosa sono queste “patrimoniali nascoste”? Per esempio, il bollo auto, il canone RAI, le imposte di registro e quelle ipotecarie, e così via. Fa “sorridere” come il canone RAI pesa tre volte l’imposta di successione, 2.112 miliardi contro i 736 miliardi delle successioni.

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